BANK MOB

Economia Felicità Save the pig

Oggi il totale dei crediti in sofferenza, quelli che le banche non riescono a recuperare, è di 141,8 miliardi (fonte Abi, Associazione bancaria italiana), il 7,32% di tutti i crediti in pancia alle banche. E’ certo un dato significativo ma ancora più significativo è quanto ha rivelato la Fiba, il sindacato principale del settore bancario e assicurativo, in uno dei suoi ultimi rapporti. Cioè che lo 0,5% dei debitori detiene circa il 56% dei crediti e che il valore dei prestiti in sofferenza autorizzati dai direttori di filiale è il 16% del totale. Questo significa che, dei 141,8 miliardi di cui sopra, tutti i restanti 120 miliardi di euro sono stati erogati per decisione delle direzioni generali e dei Consigli di amministrazione. Per dirla in maniera semplice non solo poche persone detengono più della metà del valore dei prestiti, in un paese il cui PIL è generato in buona parte da tante PMI (Piccole e medie imprese), non solo i prestiti alle PMI sono calati quest’anno del 5,9%, ma buona parte dei prestiti in sofferenza sono “grandi prestiti”, minimo di 250.000 euro, che sono stati erogati a grandi debitori. Alcuni nomi illustri si conoscono fin troppo bene (Ligresti, Zaleski, e compagnia cantando) ma il vero problema è che questi conoscono fin troppo bene i consigli di amministrazione, quando non ne fanno parte. La banca, che fa la voce grossa con i più deboli, continua ad erogare prestiti, che viaggiano nell’ordine di miliardi, a soggetti già indebitati per miliardi di euro, a loro dire per “rientrare del grosso debito in sofferenza nell’interesse dei soci”. La domanda sorge spontanea: un soggetto che si è già indebitato per miliardi di euro, dimostrando di non essere un “buon creditore”, sarà in grado di ripagare il nuovo debito contratto? Ma soprattutto, il dato sulle sofferenze ci dimostra che le filiali delle banche hanno un contatto più forte con il territorio, conoscono bene i progetti che finanziano e spalmano meglio il rischio su più investimenti di valore contenuto. Ciò apre un punto importante: la trasparenza e l’equità dei prestiti.

Un altro punto importante che vogliamo analizzare è: cosa finanzia il denaro delle banche? E quindi, cosa finanziamo con i nostri risparmi? In due anni le banche hanno diminuito i propri crediti a famiglie e imprese di circa 92 miliardi di euro acquistando, secondo direttiva UE e del Governo italiano, circa 200 miliardi di titoli di stato. Ciò ha avuto effetto positivo sui dati macro economici ma al prezzo di relegare la funzione principale delle banche a un hobby. Le regole di Basilea 3 inoltre favoriscono il trend che abbiamo visto sopra. Una banca deve sempre mantenere una percentuale del prestito (leva) con una liquidità di cassa che garantisca il prestito stesso. Ebbene per le nuove regole indovinate un po’ quali crediti hanno la leva maggiore, e quindi quali crediti devono essere coperti da una liquidità minore da parte delle banche? Proprio i prestiti a grosse società per azioni; è invece diminuita la leva, e quindi aumentata la liquidità di copertura, per le PMI e ancor di più per le imprese sociali. Non staremo qui a parlare del fatto che la garanzia sul rischio di impresa delle società per azioni è detenuta dalle società di rating, le stesse che hanno miseramente disatteso a questo compito durante la crisi (che ci fosse dolo o meno). E’ dimostrato tuttavia che i debiti in sofferenza delle ong, delle imprese sociali e delle PMI siano minori rispetto ai debiti a grandi società in Italia.

Numerosi inoltre sono i rapporti sulle destinazioni dei finanziamenti da parte del sistema bancario; non staremo qui a soffermarci su analisi già ben affrontate da altri e vi segnaliamo perciò una serie di link ai quali potrete consultare la lista di banche italiane e non che finanziano industrie belliche o la produzione di armi nucleari, che ben accettano proventi di attività criminali o della criminalità organizzata, che sono coinvolte in casi di corruzione o di riciclaggio di denaro sporco o in altre attività che ci piacerebbe non esistessero:

http://www.economiafelicita.it/blog/dont-bank-bomb-online-report-produzione-armi-atomiche/

http://www.banchearmate.it/

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-02/la-scalata-finanziarie-i-soldi-sporchi-082632.shtml?uuid=ABJtMza

http://www.ildiavolettodelleposte.it/wordpress/?p=9678

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Criminalita-ed-economia-intervista-a-De-Maillard-12998

https://www.youtube.com/watch?v=GmBH9CHmqwE

Tralasciamo qui infine le pratiche predatorie e illegali che le banche, anche italiane, hanno messo in atto portando a livelli da usura i tassi di interesse su alcuni prestiti, attraverso clausole poco chiare e vessatorie. E non prenderemo neanche in considerazione i temi dei paradisi fiscali e dell’elusione fiscale che tanto hanno fatto clamore negli ultimi tempi. Lo tralasciamo perché meritano altro spazio.

Ma anche questi aspetti concorrono alla nostra conclusione

Noi di Economia:)Felicità pretendiamo banche diverse e lo urliamo a gran voce.

Siamo ormai abituati all’idea che la banca che abbiamo scelto sia solo un deposito per i nostri soldi. Una scatola chiusa in cui mettere i nostri stipendi o i nostri risparmi che al sicuro maturano interessi (quando ancora gli interessi ci venivano erogati). Raramente ci siamo preoccupati che fine facesse quel denaro fintanto che il bancomat ci ha erogato quanto richiesto e le bollette sono state pagate. Purtroppo una serie di assunti, oggi più che mai, sono stati sfatati:

i nostri risparmi non sono necessariamente al sicuro e non sono utilizzati per ciò che normalmente riteniamo giusto.

Con il Bank Mob vogliamo mandare un messaggio alle banche: pretendiamo trasparenza e correttezza, pretendiamo che aziende virtuose crescano grazie ai nostri soldi e pretendiamo che le banche ritornino alla loro funzione sociale, fondamento di una finanza corretta e utile.

Il 6 Febbraio abbiamo organizzato un evento nel quale approfondiremo questi temi e lanceremo la nostra iniziativa.

Per il Bank Mob ci vedremo tutti insieme il 15 Marzo in una giornata di festa e sposteremo i nostri conti o ne apriremo di nuovi in una banca che ci informi sulla destinazione del nostro denaro, ci garantisca la sicurezza che si confà a una banca di credito e che contribuisca allo sviluppo di un’economia migliore, selezionando le aziende e le persone che riceveranno i nostri risparmi.