Chi valuta le Agenzie di rating?

Qualche riflessione sulle Società che con i loro “giudizi” influenzano il mercato…

Ricordate quando quest’estate era uscita la notizia, meglio indiscrezione, che l’Italia avrebbe presentato al prossimo G20 (che si è tenuto nei primi di settembre a San Pietroburgo) la proposta di “eliminare” le agenzie di rating? Non ve lo ricordate? Beh, non fa niente, tanto nessuno da quel momento ha più avuto il coraggio di affrontare l’argomento, tanto meno il nostro capo di Governo, Enrico Letta, che anzi a valle dell’incontro avvenuto con gli altri leader mondiali si è sentito letteralmente sollevato ed uscendo ha detto: “Dopo anni in cui eravamo dietro la lavagna in punizione, finalmente questa volta non ci hanno bacchettati!” Contento lui….

Comunque, l’idea di ridiscutere il ruolo delle agenzie di rating sorgeva in seguito all’ennesimo declassamento di luglio del nostro Paese da parte di Standard & Poor’s e che ha portato i titoli del Tesoro a due soli passi dal livello “spazzatura” (cd. “Non investment grade”). L’annuncio era stato commentato amaramente anche dal Governatore della Banca di Italia, Ignazio Visco, e dal Ministro dell’Economia, Elio Saccomanni, che in quei giorni avevano lamentato una mancanza di oggettività e precisione nelle valutazioni delle agenzie.

Ebbene la cosa è finita lì, morta e sepolta. Le agenzie oggi non sono più un problema? I loro giudizi non minacciano più la stabilità finanziaria dei mercati…..? Almeno fino al prossimo annuncio, pare di sì.

Le agenzie di rating, sia chiaro, sono uno dei maggiori emblemi di conflitto di interesse dell’intero sistema economico mondiale. Se non lo sapete, questi colossi finanziari (i più importanti sono Standard and Poor’s, Fitch e Moody’s) sono PAGATI dalle imprese per emettere un giudizio sulla solvibilità delle imprese stesse.  È esattamente come se un’impresa quotata in Borsa si facesse certificare il bilancio da una società di revisione che essa stessa provvede a nominare e pagare per la prestazione di questo servizio…..Ups, è proprio così che avviene! (altro misterioso caso di conflitto di interesse).

I costi di un downgrade di uno paese Sovrano, ancor prima che di una società, sono immensi: aumentano gli interessi sul debito, aumenta il debito, aumentano le tasse per ripagare il debito e gli interessi, crollano i consumi reali, falliscono le imprese, aumenta la disoccupazione e, come suggerirebbe il prof. Becchetti, aumenta il consumo dei medicinali anti-depressivi!

Si potrebbe chiudere un occhio se questi organismi avessero dimostrato infallibilità e obiettività nei giudizi fino ad oggi annunciati. Ma la storia recente ha dimostrato che le agenzie di rating commettono degli errori, talvolta imperdonabili. Alla vigilia del crack parmalat, per esempio, Standard and Poor’s  esprimeva un giudizio più che positivo sull’azienda di Callisto Tanzi, poi condannato per aggiotaggio e bancarotta fraudolenta nel filone di inchiesta relativo al fallimento della sua società. E come poter scordare poi il famigerato abbaglio preso da tutte le principali agenzie di rating che, circa un mese prima del tracollo, davano voti positivi a Lehman Brothers, la banca d’affari statunitense che, alla luce di un debito di oltre 600 miliardi di dollari, annunciò nel settembre 2008 il suo fallimento (principalmente derivante dalla crisi dei mutui sub-prime) che costò il lavoro a circa 26.000 impiegati, senza considerare la disoccupazione implicitamente indotta che la conseguente crisi economica ha generato, negli USA prima e in tutto il Mondo poi.

Ovviamente non possiamo dimenticare il concorso di colpe di tutti gli altri organismi chiamati a vigilare ognuno per le proprie competenze: società di revisione, Consob e Banca di Italia (in Italia), SEC (negli USA), etc… Ma l’articolo è dedicato alle agenzie di rating, il resto verrò trattato nelle prossime puntate.

In ogni caso, anche volendo by-passare il tema del conflitto di interesse e/o dell’“errore umano”, resta la questione della incontrollabile dominanza di questi organismi su le piazze finanziarie mondiali. Oggi i mercati sembrano radicalmente assuefatti ai giudizi delle agenzie di rating al punto tale che esse stanno via via diventando dei market mover, ovvero degli organismi in grado non solo di influenzare il mercato, ma di guidarlo direttamente! A questo punto occorre chiedersi: “Chi sono i piloti? E Dove vogliono andare?”