Con l’impresa sociale si può sconfiggere la ‘ndrangheta

Nella locride devastata dalla disoccupazione e dall’ “occupazione” della ‘ndrangheta, c’è chi combatte una cultura mafiosa con fatti concreti. Intervista a Vincenzo Linarello del Gruppo Goel.

In questo blog siamo soliti trattare argomenti per noi appassionanti, e spesso lo facciamo raccontando e approfondendo. Questa volta forse le parole di Vincenzo Linarello bastano da sole a raccontare una storia di legalità e riscatto che riporta a sperare.

D: “Vincenzo, come nasce il gruppo Goel?”

Il gruppo Goel inizia la sua storia negli anni ’90, quando Mons Bregantini mi chiede dirigere l’ufficio pastorale del lavoro per rispondere al problema occupazionale della locride. Nasce così un incubatore di imprese che ha consentito la nascita di numerose ditte individuali e cooperative. L’idea di fondo di questo progetto era la reciprocità: noi aiutavamo le imprese e le cooperative a nascere gratuitamente, e in cambio proponevamo loro di creare delle imprese che non fossero solo orientate al profitto, ma che si prendessero cura anche del territorio. Iniziano a nascere così le prime imprese sociali.

Intorno al 2000, ci siamo fermati a fare una riflessione che ci ha portati ad una lettura del nostro territorio ben precisa: la precarietà in Calabria è un progetto, non nasce dal nulla, e questa situazione di disagio porta al controllo dei voti e quindi delle risorse pubbliche.

Dietro a questo progetto ci sono la ‘ndrangheta e le massonerie deviate, un’alleanza nata 35 anni fa con questo progetto di precarietà che si basava sull’occupazione degli snodi chiave delle istituzione e dei territori dove famiglie e imprese dovrebbero vedere soddisfatti i propri bisogni (pensiamo al credito, alla sanità, alla previdenza, alla burocrazia). Alla fine tutto ciò veniva concesso da questo sistema, ma in cambio i cittadini dovevano ripagare con i voti e con il consenso, che a loro volta venivano offerti ai politici, che dovevano ripagare i vertici della ‘ndrangheta con altri posti di controllo per i bisogni della gente e così via in una spirale infinita. Quelli che dovevano essere diritti, si erano trasformati in beni da comprare da questo sistema con il proprio voto.

C’era dunque un sistema di morte che poteva essere affrontato con un altro sistema, ma necessariamente non da soli. Nasce nel 2003 il gruppo Goel, un insieme di imprese sociali che operano in diversi settori: turismo responsabile, agricoltura biologica, assistenza sanitaria, inclusione e reinserimento lavorativo, alta moda ecc..
D: “Come avete deciso di impostare il vostro progetto?”
La strategia che abbiamo deciso di percorrere è questa: rispondere ai bisogni delle persone in maniera libera, senza ricatti, dandogli quindi la possibilità di votare in maniera libera rompendo l’ingranaggio di cui sopra. Sapevamo però che questo non bastava, bisognava fare un percorso culturale: avevamo capito che oramai le parole non bastavano più, le persone non credevano più. Serviva che ogni idea di cambiamento fosse seguita da una attuazione pratica.
L’esperienza ci ha fatto capire che quando si fa una proposta politica imprenditoriale bisogna essere concreti.
D: “Quale è stata la risposta della Locride (e della ‘ndangheta)?”
La risposta del territorio è stata di diverso tipo. Bisogna prima avere chiaro però che la ‘ndrangheta si è stratificata: il 90% delle risorse derivante dalle attività illecite si è concentrata nelle mani del 10% degli affiliati che hanno fatto il salto nell’economia legale e nelle istituzioni. Il rimanente 90% non gode appieno della ricchezza prodotta dalla mafia.
Sapendo che le nostre risorse sono poche, contro questo sistema vorremmo delegittimare quello che dà consenso alla ‘ndrangheta, ossia l’idea che saranno pure brutti e cattivi, ma senza di loro non gira nulla. Il fatto di aver creato imprese sociali in tutti i settori dà un messaggio chiaro: l’etica non è solo un’etichetta, ma è un fattore competitivo, e se riesce a fare cose serie nella locride significa che funziona. Se riusciamo a dimostrare che la mafia non è solo cattiva ma è dannosa per tutti, noi distruggiamo quello che gli dà il consenso nel territorio.
Quel 90% della ‘ndrangheta che non beneficia delle ricchezze della mafia sta iniziando a dubitare della convenienza di far parte di questo sistema e questa è
una vera e propria rivoluzione culturale.
La rivoluzione culturale è comunque impegnativa: ad esempio le arance nella locride vengono acquistate dalla ‘ndrangheta dai produttori a 5 centesimi al kg…le nostre imprese sociali comprano arance bio solamente da quei produttori che si schierano apertamente 
Vincenzo-Linarello-Presidente-Gruppo-Cooperativo-GOEL_imagepagecontro la mafia, ma gliele paghiamo 40 centesimi al kg. Ovviamente questo fa paura, ma vogliamo creare filiere dignitose che però richiedono scelte coraggiose, anche perché l’alternativa a questo è rimanere in silenzio morendo di fame perché il prezzo di vendita non è sufficiente.
D:”Cangiari è forse l’impresa che colpisce di più: come siete arrivati nel settore dell’alta moda?”
Uno degli esperimenti bellissimi è Cangiari (cambiare in dialetto n.d.r.), vestiti biologici (dai colori al cotone) di alta moda fatti con gli antichi telai. Se noi avessimo fatto un’impresa qualunque, senza una finalità sociale, quante chance avremmo avuto dalla locride ad arrivare al mercato dell’alta moda?
Vorremmo mandare questo messaggio in maniera molto forte: etica ed innovazione insieme portano ad essere competitivi.
Questo ovviamente richiede un altro modo di ragionare: fino a qualche tempo fa l’approccio delle imprese sociali era  “compra il mio prodotto perchè anche se non è un buon prodotto almeno è etico”.
Questo approccio ha ghettizzato l’etica, mentre il nostro punto di vista diverso richiede uno sforzo di testa molto più forte, ossia ribaltare questo presupposto. Noi abbiamo venduto dei prodotti alle boutique di alta moda perché il nostro prodotto era bello e di altissima qualità, solo dopo gli abbiamo detto quale era la storia della filiera, ossia una storia di legalità ed etica.
La vera etica è quella che risolve veramente un problema e che è più forte del male che vuoi combattere”.

 

  • Daniele Gioannini

    Spettacolo