“Don’t bank on the bomb”: online il report sulle banche che finanziano la produzione di armi atomiche

E’ stato pubblicato il nuovo report sugli istituti di credito che finanziano società coinvolte nella produzione di armi atomiche.

C’è chi svolge un prezioso lavoro di informazione: raccoglie dati disponibili da fonti diverse e, dopo un accurato lavoro, pubblica report che forniscono dati importanti sul comportamento degli operatori del mercato. Esempio interessante è sicuramente la campagna “Scopri il marchio” di Oxfam Italia, che ha valutato le politiche delle più grandi multinazionali dell’alimentazione relativamente a diversi aspetti: uso delle risorse naturali, politiche per le donne, sfruttamento della terra ecc…

E’ di qualche giorno fa invece la pubblicazione del report “Don’t bank on the bomb”, che ha messo in luce gli istituti di credito che hanno concesso finanziamenti a quelle aziende che sono coinvolte nello sviluppo e la produzione di armi atomiche.
Il report, dopo un introduzione (inquietante) su quanto vale tale business, stila un elenco di istituti finanziari dai più virtuosi (Hall of fame) che nelle loro politiche aziendali hanno esplicitamente escluso a priori la possibilità di concedere finanziamenti a questo tipo di aziende, fino ad arrivare ai casi peggiori (Hall of shame), dove non solo non è prevista questa esclusione, ma hanno anche erogato centinaia di milioni di dollari andati a finire direttamente nel mercato delle armi nucleari.

E l’Italia? Presente in tutte le categorie.

La nostra punta di diamante è Banca Etica, inclusa tra i 12 istituti finanziari della Hall of Fame, che rifiuta espressamente il coinvolgimento qualsiasi attività economica che, anche in maniera indiretta, inibisce lo sviluppo umano e viola i diritti fondamentali. Tra queste la produzione di armi, anche quelle convenzionali.

Oltre a non aver concesso un euro (dei soldi dei risparmiatori) a tali aziende, Banca Etica è andata oltre: sta cercando di dialogare con due soci, Banca Popolare di Milano and Banca Popolare dell’Emilia Romagna, perchè compaiono tra quelle aziende collegate alla produzione e vendita di armi per dirimere la questione.

L’altro lato della medaglia è rappresentato dai due colossi italiani: Unicredit e Intesa San Paolo.

La prima è inclusa nella lista dei secondi classificati (Runner up) perchè nonostante delle policy che vieterebbero finanziamenti nel settore delle armi nucleari, di fatto il gruppo ha concesso finanziamenti per un valore complessivo di 1,43 milioni di di dollari.

Il gruppo Intesa invece, si trova nella Hall of Shame, con 819 milioni di dollari tra finanziamenti ed investimenti messi a disposizione di tale business.

Il lavoro di chi riesce a sintetizzare tali dati e portarli alla luce ha senso solo se il mercato è reattivo: sta a noi consumatori decidere se affidare i nostri risparmi a chi, in nome del solo profitto, finanzia settori che non producono valore aggiunto per la collettività, o iniziare a votare con il portafogli premiando le aziende virtuose, che preferiscono rinunciare ad un guadagno facile ed immediato per investire in settori e aziende che producono alto valore aggiunto sociale ed ambientale.

Non bisogna andare lontano per trovarli, grazie a “Don’t bank on the bomb” sappiamo chi in questo senso eccelle.