Economia Civile a Taranto, un’esperienza pilota

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L’Accademia Mediterranea di Economia Civile postula un’economia incentrata sul mutuo vantaggio e non sul mero profitto. Una revisione del sistema economico in questo senso apre la strada a soluzioni socialmente sostenibili e rivolte all’interesse generale.

Pochi giorni fa a Taranto, in località Martina Franca, si è conclusa la quinta edizione della Scuola Estiva di Economia Civile realizzata dall’Accademia Mediterranea di Economia Civile. Gli enti promotori, tra cui la Camera di Commercio di Taranto, l’Economia di Comunione, l’Università Cattolica di Taranto, l’U.c.i.d. Puglia e la Fondazione Fisba, con il patrocinio della Diocesi di Taranto, Interfidi, Scuola di economia civile e Unioncamere, hanno inaugurato il percorso formativo annuale sul tema “ Ri-generare: Istituzioni, Beni Comuni, Lavoro”.

L’Accademia, mettendo a disposizione oltre 40 borse di studio, si è rivolta ai giovani dai 20 ai 30 anni motivati ad apprendere e ad approfondire le proprie conoscenze, in un’ottica di convergenza tra i principi della società civile ed il funzionamento dell’ economia.

Il riferimento primo per le attività della scuola è stato il lavoro dell’economista italiano Antonio Genovesi, detentore della prima cattedra di economia di cui si ha traccia in Europa e autore delle ” Lezioni di Economia Civile”, 1765.

Genovesi fondava la sua concezione di società civile sui principi della reciprocità e della fiducia. La reciprocità era intesa come condizione di mutua assistenza, e la fiducia come fides, “corda che lega e unisce” (Genovesi).  A partire da queste premesse, il mercato, facente parte della società civile, diventava un meccanismo per natura cooperativo. La fiducia nelle interazioni sociali si traduceva nel mercato come fiducia tra le parti contrattuali e diventava la premessa più importante per lo sviluppo economico. La filosofia di Genovesi negava dunque l’assunto Hobbesiano ”homo homini lupus” in favore di quello “homo homini natura amicus”. Mi piace a riguardo menzionare “il dilemma dell’agricoltore”.  In questo modello ci sono due agricoltori che coltivano ciascuno un tipo di pianta. Il primo agricoltore coltiva dei kiwi, il secondo degli ulivi. E’ noto che queste piante abbiano diversi periodi di maturazione. Il dilemma sorge quando la coltivazione del primo agricoltore è pronta. Egli, da solo, non è in grado di raccogliere tutti i kiwi. Può chiedere al secondo agricoltore il suo aiuto, promettendo che al periodo di maturazione degli ulivi sarà lui a dare una mano. Se il secondo agricoltore accetta, tutti i kiwi saranno raccolti, altrimenti una parte andrà inevitabilmente sprecata. Se il secondo agricoltore rifiuta, quando toccherà a lui cogliere le olive, non essendo in grado di coglierle da solo e non potendo contare sul’aiuto del primo agricoltore, anche una parte del suo raccolto andrà sprecata.

Per le sue considerazioni sul rapporto tra la fiducia e le interazioni economiche, Genovesi può essere anche considerato un precursore del concetto moderno di “capitale sociale”, che nell’attuale Storia Economica è considerato uno dei fattori di crescita.

Acquisiti i caratteri fondanti dell’insegnamento di Genovesi, i giovani della Scuola, grazie alla direzione scientifica di Luigino Bruni, hanno potuto assistere alla lectio magistralis di Stefano Zamagni. Egli ha insistito sulla necessità di considerare l’economia una scienza non separata dall’etica e dalla politica,  come era nella distinzione greca di Tucidide. Il principio di reciprocità per Zamagni è l’assoluto fondamento delle relazioni economiche, assieme alla fiducia, ma non si può non considerare il ruolo centrale che rivestono le istituzioni politiche ed economiche che devono puntare alla costituzione del “capitale civile”.

Luigino Bruni ha evidenziato come l’idea pervasiva di forte competitività tra imprese sia una distorsione rispetto ad una visione che rapporta l’impresa ai consumatori, e non alle altre imprese. Tra impresa e cittadini c’è un rapporto di cooperazione finalizzato al mutuo vantaggio e in questo rapporto cooperativo si interfacciano le imprese, nella produzione del miglior bene e nell’erogazione del miglior servizio al consumatore.

L’accademia mediterranea di economia civile vuole dimostrare che un’economia rifondata sul mutuo vantaggio (reciprocità) e sulla fiducia può essere più produttiva ed eguale . Immaginiamo un sistema economico non rivolto alla mera crematistica (utilizzo dei soldi per beni personali) bensì rivolto alla creazione di valore economico socialmente e ambientalmente sostenibile, ovvero rivolto al bene comune.

Nei seminari che verranno gli studenti dell’Accademia valuteranno soluzioni di applicabilità di tali principi e studieranno casi aziendali virtuosi. Consumatore responsabile, imprenditore sociale e finanza etica rappresentano non solo i pilastri della nostra teoria ma anche strumenti concreti di azione economica.

 

Giulio Paolo del Seppia