Erediti(erano)

Molto clamore ha fatto, specie nel mondo arabo, la dichiarazione del principe saudita Waleed Bin Talal, con un patrimonio stimato da Bloomberg di circa 32 miliardi di dollari. Il principe, nipote del fondatore del regno saudita, ha dichiarato che donerà il suo patrimonio personale (che nulla ha a che fare con il fondo che ha creato con la quale detiene quote di moltissime società fra le quali Twitter e Apple, tanto per capirci) a “Paesi Musulmani e non e sarà usato in diversi campi dal dialogo interculturale alla cura delle malattie, per far arrivare energia elettrica nelle zone più remote, costruire orfanotrofi e scuole, e per sostenere i diritti delle donne.” Non conosciamo gli interessi del principe o quantomeno non è la questione della sincera gratuità di questo “dono al mondo” che vogliamo affrontare.

Piketty ne Il Capitale nel XXI secolo ha esplicitato un concetto di per sé semplice: questi sono anni di bassa crescita (indici al di sotto dell’ 1,5-2%), assieme agli attuali bassi livelli di inflazione, che sul lungo periodo è un dato strutturale, non si può pretendere che ci siano tassi di crescita medi del 3-4% se non per una generazione o due ed è perciò prevedibile che i livelli di crescita attuali nel mondo industrializzato in generale si manterranno. In questo contesto il Capitale, i patrimoni in questo caso particolare, ha una forza di gran lunga maggiore sul Prodotto, una distribuzione tanto diseguale non favorisce la generazione del prodotto dal capitale (grossi patrimoni generano meno valore che investimenti diffusi) e la concentrazione di capitale porta a un aumento della disuguaglianza (di reddito, di condizione sociale, di benessere) enormemente più accentuata rispetto ai periodi di espansione. E’ per questo che se l’accumulo di spropositate quantità di capitale sia di per sé scandaloso, si dovrebbe definire immorale che i figli di chi accumula capitale ricevano queste somme senza avere alcun merito se non condividere lo stesso sangue dei genitori. Moltissimi (dei pochi) miliardari nel mondo si sono ben resi conto di questo discorso e stanno rinunciando a cedere i propri beni in eredità ai figli (che non riteniamo andranno sul lastrico per questo). In generale sarebbe forse sacrosanto favorire una redistribuzione in questo senso con una tassa sull’eredità che sia degna di questo nome, prevedendo ovviamente dei meccanismi di progressività necessari affinché non ci si accanisca sui contenuti risparmi di una famiglia di lavoratori.
Passando dalla filosofia alla pratica ci fa alzare il sopracciglio che il patrimonio personale di un uomo solo potrebbe tranquillamente salvare la Grecia per i prossimi 6 anni.