Il Parlamento Europeo disconosce l’austerity! Speriamo non sia troppo tardi

 

Intervista esclusiva ad Alejandro Cercas, relatore del rapporto della commissione Affari sociali del Parlamento europeo sulle conseguenze sociali e occupazionali delle politiche di austerità volute dall’Unione Europea in Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda

 

Ci sono voluti cinque anni, ma alla fine ce l’hanno fatta: il 13 marzo, con una larghissima maggioranza, il Parlamento europeo ha approvato un report della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali sugli impatti socio-occupazionali delle politiche di austerity nei quattro Paesi più colpiti dalla crisi (Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda). Il quadro è desolante: perdita di posti di lavoro, ulteriore peggioramento delle fasce della popolazione più vulnerabili, accesso al credito negato, migliaia di aziende chiuse, dialogo sociale interrotto, ecc. E il Parlamento europeo? Appare totalmente esautorato in ogni fase dei programmi di aiuti economici.

Ne abbiamo parlato direttamente con Alejandro Cercas, europarlamentare spagnolo che ha condotto le ricerche per la stesura del report.

Quali sono le conclusioni del rapporto della vostra commissione?
«Il report arriva alla conclusione che le politiche di austerity messe in atto attraverso i piani di salvataggio non hanno raggiunto gli obiettivi sperati. Al contrario, queste misure hanno portato un vero e proprio “tsunami sociale”: c’è stata una distruzione imponente di posti di lavoro, in alcune nazioni la disoccupazione è triplicata andando a colpire soprattutto i giovani e le altre categorie più vulnerabili, come donne, immigrati e disoccupati di lungo periodo. C’è stata un’impressionante mancanza di credito che ha provocato la chiusura di migliaia di imprese, soprattutto quelle medio-piccole, e un incremento della povertà e dell’esclusione sociale che sta ancora colpendo la classe media. Stiamo inoltre vedendo nuove forme di povertà, con un evidente peggioramento dei servizi pubblici fondamentali, come i servizi sanitari e il reperimento di medicine, e un peggioramento qualitativo di servizi in settori chiave come l’istruzione.

«In aggiunta, il dialogo sociale è stato distrutto, i contratti collettivi in essere sono stati ignorati e tutte queste misure di austerity sono state prese in palese violazione di norme internazionali quali la Costituzione europea, le convenzioni internazionali sul lavoro e l’European social charte. Per tutte queste ragioni, il report contiene 14 raccomandazioni per evitare questo disastro sociale, per mostrare l’ingiustizia che ne è alla base, per la quale delle persone innocenti stanno pagando il conto della crisi, e per chiedere ad alta voce che è giunta l’ora di riparare ai danni fatti valorizzando il dialogo sociale e gli altri elementi fondamentali del modello sociale europeo.

«Questo report è stato predisposto per cercare di mettere fine alla Troika e per creare un meccanismo efficace di contrasto verso questo tipo di iniquità in modo trasparente, equo e socialmente responsabile, cercando di  riportare gli obiettivi sociali e di occupazione sullo stesso livello di importanza di quelli economici e finanziari. Abbiamo redatto questo report cercando di aiutare quei Paesi e i loro cittadini, che sono le vere vittime della crisi, con argomentazioni di tipo tecnico e finanziario. Il report è stato approvato il 31 marzo 2014 da una larga maggioranza (del Parlamento europeo n.d.r.) con 408 voti a favore, 135 contrari e 63 astensioni senza nessun tipo di modifica del testo, il che significa che il Parlamento europeo sottoscrive in pieno le nostre preoccupazioni riguardo alla vita dei cittadini europei».

Sembra che la commissione sul Lavoro e gli Affari sociali, di cui lei fa parte e che ha redatto questo report, non è mai stata coinvolta nelle decisioni economiche sull’austerity. Perché la Commissione europea, la Banca centrale e il Fondo monetario internazionale non hanno chiesto una vostra opinione sui possibili impatti sociali di queste politiche prima di metterle in atto?
«Il Parlamento europeo ci ha dato un mandato ben preciso per la stesura del report, per cui ci siamo potuti focalizzare solo sulle conseguenze sociali e della disoccupazione nelle quattro nazioni in oggetto. In ogni caso il Parlamento, attraverso l’approvazione di questo report, ha già espresso le sue preoccupazioni per quanto riguardo la mancanza di trasparenza, democraticità e responsabilità di questi programmi economici. Grazie agli studi fatti dall’European parliament library, dalle università e dai Centri di ricerca dei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi, siamo giunti alla conclusione che le politiche di austerity hanno ignorato gli impegni in materia sociale e di lavoro sia europei che dei singoli Stati. Sarebbe stato possibile evitare tutto questo se si fossero utilizzati gli strumenti che erano a disposizione: coinvolgendo il responsabile della  commissione Affari sociali nei processi decisionali e consultando le commissione sul Lavoro e quella sugli Affari sociali. E sarebbe stato ancora meglio se fossero state coinvolte anche la Commissione internazionale del lavoro (Oil) e il Consiglio europeo, e non solo il Fondo monetario internazionale».

Nel report si legge testualmente: «Si  denuncia il fatto che il Parlamento europeo è stato completamente messo ai marigni in tutte le fasi del programma (di austerity n.d.r.)». Come è stato possibile? E dunque chi veramente prende le decisioni in Europa? Le nostre necessità sono veramente rappresentate se i parlamentari che abbiamo eletto sono esclusi nel momento in cui vengono prese decisioni così importanti?
«Il motivo principale per cui il Parlamento europeo è stato totalmente ignorato in questo processo è dovuto al fatto che l’Unione europea non era sufficientemente preparata ed equipaggiata per fronteggiare questo tipo di crisi. I metodi utilizzati e le decisioni prese sono stati improvvisati e gestiti tramite dei processi intergovernativi. In ogni caso, è importante sottolineare che il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato che sono stati eletti tramite elezioni democratiche».

Troveranno ascolto le vostre raccomandazioni? C’è qualche possibilità di vedere la fine della Troika?
«Spero vivamente che le raccomandazioni inserite nel report siano ascoltate dalla prossima Commissione europea e dal prossimo Parlamento europeo. In ogni caso, questo dipenderà dalla scelta dei cittadini europei alle prossime elezioni del 25 maggio. La fine dell’”austericidio” potrà avvenire solo con un Parlamento a forte vocazione europea e in grado, perciò, di invertire la rotta del mantra neoliberista che ha governato le istituzioni europee negli ultimi cinque anni».