Imposte e Tasse

L’unica classifica, insieme al calcio, in cui l’Italia è sempre ai primi posti

Prima di tutto, un po’ di chiarezza:

  •  le tasse sono pagate per la prestazione di servizi offerti dallo Stato (es. tasse scolastiche o ticket ospedalieri). C’è una controprestazione di un determinato servizio.
  • le imposte invece colpiscono le forma di ricchezza prodotte dai cittadini (patrimoniali o reddituali) e vengono trasformate dallo Stato in spesa pubblica (infrastrutture, sanità, scuola, etc.). Pertanto, a differenza delle tasse, le imposte non rappresentano la controprestazione di un servizio ma la contribuzione che ciascun cittadino è chiamato ad onorare quale parte integrante di una collettività.

Secondo una comune semplificazione giornalistica si fa universalmente riferimento al termine tasse, anche se quasi sempre si sta parlando di imposte. Anche in quest’articolo ci adegueremo alla prassi giornalistica.

Secondo il recente studio della World Bank “Paying Taxes 2014”, l’Italia è la seconda Nazione per pressione fiscale in rapporto ai profitti dei 189 Paesi messi a confronto, evidenziando peraltro un peggioramento rispetto alla medesima analisi condotta nel 2012. Fra i vari dati, spicca una tassazione media sugli utili netti delle imprese pari al 65,8%, contro una media UE pari al 42,6% e una media mondiale poco superiore al 43%. Cioè siamo praticamente diventati azionisti di minoranza del nostro lavoro.

Come accennato in premessa, le tasse (o meglio le imposte) vengono tramutate in servizi pubblici e spese per la collettività. Tanto maggiore è la spesa pubblica, sia in termini quantitativi che qualitativi, tanto minore è l’esigenza del cittadino di attingere alle proprie tasche per colmare le lacune dello Stato. In altre parole, se il SSN funziona, che bisogno ho di spendere 250 euro per una visita ortopedica? Eppure, complice una spesa pubblica inefficiente e/o insufficiente, ci troviamo quasi sempre a mettere mano al portafogli per pagare dei servizi che in un mondo normale dovrebbero esserci garantiti dalla pubblica amministrazione.

La domanda sorge spontanea: “Come può un Paese avere la seconda tassazione al mondo e non garantire un equo rapporto fra le entrate e le spese pubbliche?” Per provare a rispondere è necessario affrontare il tema della pressione fiscale sotto tre punti di vista:

1. equità contributiva;

2. affidabilità delle garanzie offerte da chi Governa;

3. evasione.

 Approfondiamo i tre aspetti. L’equità è un principio che risponde ad una semplice locuzione: “chi più può, più deve; chi meno può, più riceva” (cit. Giuseppe Toniolo). In altre parole, è aberrante richiedere il pagamento dell’imposta sulla prima casa anche a chi per una vita ha fatto sacrifici per investire su un qualcosa che un giorno potesse passare ai propri figli; lungi dall’ essere un’ostentazione di ricchezza!!! Viceversa, è ESSENZIALE trovare il modo di far pagare i soliti noti, contrastando in modo veemente l’evasione e liberandoci dalle lobby che da decenni ci opprimono: dal gioco d’azzardo, passando per le banche, fino ad arrivare al mondo ecclesiastico, tutt’ altro che immune da colpe!

Per quanto riguarda l’affidabilità delle garanzie offerte da chi ci Governa, con questa espressione faccio riferimento alla necessità che i cittadini credano ciecamente che ogni euro retrocesso allo Stato sia trasformato in spesa pubblica e servizi: sprechi, leggerezza, errori, corruzione e indebite appropriazioni, vanno combattuti con tutti i mezzi!

Infine il tema dell’evasione. Più tasse non significa più entrate, bensì maggiore incentivo ad evadere! Si stima che l’economia sommersa in Italia oggi sia superiore al 30% del PIL, ovvero circa 150-200 miliardi all’anno. Per darvi un’idea delle dimensioni delle cifre, l’IMU introdotta dal Governo Monti e appoggiata da tutte le forze politiche ha determinato un incasso fra i 2 e i 3 miliardi di euro nel 2012… circa lo 0,01% del nero creato in Italia nello stesso periodo. Aumentare le tasse per sopperire a questo fenomeno è una palese ammissione di sconfitta da parte dello Stato. Saremo pazzi, ma crediamo che ridurre radicalmente le imposte sul reddito ed eliminare tasse inique o assurde (tipo l’IMU sulla prima casa o il canone RAI) responsabilizzi i cittadini creando un senso etico più elevato e contribuendo a ridurre l’evasione.

Se sono veri i tre principi su esposti, allora occorre chiedersi: c’è equità nell’attuale sistema di tassazione? Ci sentiamo garantiti dal soggetto cui affidiamo i nostri soldi? L’evasione può essere combattuta solo aumentando le tasse e inventandone delle nuove?

Abb un’unica risposta per tutte e 3 le domande, e voi?