L ‘AZZARDO NEL SERVIZIO PUBBLICO E NELLE UNIVERSITA’

Durante le partite dei mondiali in Brasile, la RAI manda in onda una quantità di spot sul gioco d’azzardo imbarazzante contro il proprio codice etico e il parere della Commissione di Vigilanza. Intanto le lobby dell’azzardo entrano nelle Università per fare formazione agli studenti….

Mondiali 2014 in Brasile, sale la febbre del pallone: una media di 16 milioni di Italiani davanti alla TV per seguire gli azzurri. Un pubblico eterogeneo, di tutte le età e classi sociali. Quale miglior momento per piazzare in 5 minuti 5 spot del gioco d’azzardo? Dalle scommesse sportive al poker on line ce le offrono tutte, e chi se ne importa se davanti allo schermo ci sono minori che vedono la partita insieme ai genitori.
E non importa neanche che la RAI, nel suo codice etico, prende atto della propria responsabilità verso la collettività impegnandosi in maniera particolare sul fronte della tutela dei minori, “preordinando il maggiore interesse del minore ad ogni altro interesse“… Quindi in teoria l’interesse economico derivanti dagli introiti della pubblicità venduta alle multinazionali del gioco d’azzardo dovrebbe essere subordinato alla salute dei minori.
E non rileva nemmeno che la Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi Radiotelevisivi, nel dare il parere preventivo sullo schema di Contratto di Servizio con la RAI, aveva espressamente richiesto di inserire una previsione molto chiara: “Nell’ambito del contrasto alla ludopatia, la RAI vieta a tutte le sue emittenti la pubblicità diretta o indiretta al gioco d’azzardo.”

Niente di questo è servito a far riflettere un minimo i dirigenti RAI sulla pericolosità di una scelta del genere.

Fortunatamente c’è chi alza la voce: Lorenzo Basso, deputato del PD e Presidente dell’ Intergruppo Parlamentare contro il gioco d’azzardo ha lanciato una petizione su change.org che ha già raggiunto oltre 7.000 firme. Alcuni movimenti stanno inoltre pensando di organizzare dei sit in davanti alle sedi regionali della RAI per protesta. Dall’azienda, ovviamente, silenzio assoluto e nessuna dichiarazione sull’argomento.

Ma guai ad abbassare la guardia: alla LUISS è partito il programma di formazione per studenti in cerca di orientamento nelle Università “Gioco Lecito”, in cui esperti del Sistema Gioco Italia (che rappresenta le multinazionali del gioco d’azzardo italiano) hanno spiegato il mondo dell’azzardo ai migliori 30 ragazzi delle superiori regalandogli già i primi 4 crediti formativi universitari. Non racconto altro, il resto leggetelo da soli. E’ talmente tanto assurdo che ho paura che non mi crediate.

 

  • Alessandro Allara

    Ciao, prima di occupare uno spazio che non è mio ti chiedo se posso, da addetto ai lavori, commentare questo articolo e suggerire qualche spunto

    • Gabriele Mandolesi

      Ciao Alessandro, fai pure, commenti e spunti sono sempre ben accetti.

    • Michele Fabietti

      voglio provocare – http://e001.it/mondiali-2014-paddy-power-erige-a-roma-statue-di-dei-del-calcio/ – questa promozione un po’ irriverente che paddy power ha realizzato su via della conciliazione, rientra tra gli spunti?

      se emozionalmente può risultare nell’immediato simpatica, ritengo che di fatto sia poco rispettosa della cultura religiosa cattolica (un esempio tra tutti, il cristo redentore che fa le corna… il genio incantatore!) – sia verso il vaticano e la chiesa cattolica in generale via verso il popolo del brasile, in particolare.
      non voglio sembrare bacchettone, lungi da me, ma il rispetto come si dimostra in questi casi, sempre se ci teniamo ancora? e come la questione del rispetto dei minori e gli spot del gioco d’azzardo durante le partite dei mondiali…
      … e se prendessimo le 2 P di paddy power e le declinassimo in maniera volgare?

      con il dottor allara e con la redazione di economia e felicità, mi piacerebbe dialogare su questi aspetti. grazie

  • Michele Fabietti

    Io sono per il dialogo ma anche per la fermezza nell’assumere determinate posizioni. è inaccettabile il bombardamento della Rai in occasione delle partite di calcio ai Mondiali in corso.
    Il rifiuto ad intervenire alla trasmissione Fa’ la cosa giusta in Raiuno da parte di Luigino Bruni nei giorni scorsi (una volta constatato che non avrebbe potuto commentare gli spot sul gioco d’azzardo nelle partite dei Mondiali – scarsissima attenzione ai minori!!! in quei 30 secondi ricorrenti, cosa diciamo ai nostri piccoli… tappatevi le orecchie e bendatevi gli occhi???) sarebbe stato più efficace dell’ effettivo intervento, caduto tra le partite già realizzate e la manifestazione di venerdì prossimo davanti al cavallino rampante.

  • Eccomi.
    Mi piacerebbe affrontare questo dibattito nella speranza che non ci siano ideologie e preconcetti che possano risultare determinanti nell’influenzare l’opinione del lettore. Per questo motivo vorrei chiarire il mio personalissimo perimetro:
    in Italia il mercato del gioco legale ha sdoganato un mercato nero che negli anni ’90 toccava cifre da capogiro. La domanda, che come sapete perfettamente governa il mercato ben più delle idee o delle leggi, era tale da imporre una regolamentazione. La regolamentazione ha permesso di costruire un sistema legale, in cui regole certe e operatori affidabili garantiscono al consumatore un livello di servizi di altissimo standard. Nonostante questo, però, in Italia la piaga del gioco “non visibile” per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è ancora enorme. Per darvi qualche numero, esistono tante agenzie sprovviste di autorizzazione quante agenzie dotate di concessione. Questo vuol dire che in ogni città esiste un’offerta (e una proposition commerciale) di prodotti che non portano gettito, non sono controllate nè a livello di pubblica sicurezza nè a livello di compliancy, non sono chiamate a rispettare leggi come la Balduzzi o la normativa anti-riciclaggio.
    Capirete che per competere in un mercato come questo, in cui esiste ancora la distinzione “di fatto” tra autorizzato e non, è necessario promuovere i propri servizi, forti di concessioni costate ingenti investimenti. Concessioni che hanno attivitato occupazione in un momento storico in cui l’occupazione, soprattutto quella giovanile, vive una stagione nerissima. Vi invito a considerare che dietro i brand del settore, quanto meno i principali, ci sono organizzazioni strutturate e che aggregano eccellenze professionali provenienti dalle migliori università italiane.
    Passiamo quindi al nocciolo del discorso: la pubblicità. Mi auguro che sia nota la normativa vigente, ovvero la Balduzzi, che impone fasce protette (le più rigide in Europa) e vincoli precisi sulla tipologia di messaggio. In Italia le regole sulla pubblicità ci sono e sono rigidissime: io preferirei parlare di regole, limiti, confini ecc… piuttosto che discutere di cose surreali, ovvero pubblicità si/no, perché la pubblicità c’è comunque, è per le strade, e porta i nostri figli verso offerte di gioco come quelle di cui parlavo prima.
    Sul caso specifico Mondiali non ho commenti personali. Non abbiamo investito in tv quindi la direttiva del gambling si gambling no l’ho vissuta come una controversia occasionale, probabilmente dettata dalla quantità di aziende interessante all’evento e quindi all’opportunità economica per l’azienda RAI.
    Io ritengo che aziende di gaming LEGALI e rispondenti ai requisiti della normativa vigente, dall’antiriciclaggio alla Balduzzi, debbano poter promuovere i propri servizi, ovviamente raccontando il prodotto per quello che è, senza costruire false illusioni e ricordando allo spettatore che “il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica”.
    Concludo con l’episodio che mi riguarda… la nostra attività non convenzionale a Castel Sant’Angelo. Che dire? Non avete colto la vena ironica e celebrativa per i nostri eroi della Nazionale (oggi eroi caduti)? Non avete riscontrato come la religione non entrasse minimamente nel messaggio e che lo stesso Cristo Redentore diventava un’icona sportiva. Non credo che qualcuno possa aver interpretato quest’azione come un’offesa all’etica religiosa che rispettiamo e difendiamo.

    • Michele Fabietti

      gentile alessandro, sembra che sia tutto a posto, vada tutto bene – all is ok! abbiamo la regolamentazione, gli operatori sono professionalmente affidabili, le aziende rispettano le leggi… il tema del gioco d’azzardo oggi sollecita in Italia attenzioni completamente diverse (è utile cambiare canale): ci sono rischi pericolosi di dipendenza dal gioco, negli ambiti sociali più deboli, c’è il riconoscimento acclarato dell’insorgenza di patologie sanitarie che fino a pochi anni fa si faceva finta di non riconoscere…
      il tema di questo articolo è in particolare la Rai, tenuta a offrire un servizio pubblico: quale attenzione si riconosce a chi paga il canone – specie se famiglie con minori – e come si partecipa a questo allarme sociale (rimarcati con i provvedimenti del Balduzzi)? si approfitta dell’audience dei mondiali per favorire la comparsa ossessiva di coloro che promuovono il gioco dell’azzardo…
      qui la concorrenza, dei player, l’affidabilità dei professionisti… sono temi secondari.
      qui il tema è la cosiddetta accountability, innanzitutto della Rai, quindi magari anche la sensibilità di queste società di scommesse, nei confronti della società civile. quale social responsibility vi guida oggi in Italia?
      a mio modesto parere, la regolamentazione di oggi non può essere confermata, i dati sui fenomeni sociali “provocati” confermano la necessità di rivederla. anche i dati di risultato delle società di gaming, forse. non si procede per contrapposizione tra le parti in causa, ma per consapevolezza che ci sono elementi di attenzione che sono più importanti di altri. la vulnerabilità di soggetti deboli della società italiana oggi 2014 è più importante del ritorno da spot nella tv pubblica.

      • Non mi fraintendere. Non è tutto a posto. Ma questi “dati” sulle patologie… partiamo da questi… sai quante versioni ne circolano? Dalla versione cancro della società alla versione volemose bene? Io professerei prudenza perché, come ti ho scritto, bisogna proteggere il consumatore. Ma passare all’integralismo porterebbe solo al risultato peggiore: ovvero un ritorno del nero con tanti saluti alla salvaguardia dei più deboli!

    • Gabriele Mandolesi

      Ciao Alessandro,

      intanto grazie per il tuo contributo.

      I temi che poni sono più che ragionevoli e sono quelli che vengono utilizzati più di frequenti in difesa del gioco d’azzardo legalizzato.

      Personalmente vorrei non inoltrarmi nel discorso più o meno proibizionista, perchè ha dei lati complessi e ognuno ha la sua opinione.
      Mi soffermo su altro: nel momento in cui lo stato decide di legalizzare il gioco per toglierlo dalle mani della criminalità, il passo successivo non può essere spingere per far espandere il settore fino a farlo diventare la terza industria. Se lo vuoi portare “in house” per regolamentarlo, lo limiti, lo tieni sotto stretta osservazione, mentre i monopoli negli ultimi 10 anni si sono sbizzarriti creando una macchina gigante.

      Visto che oramai è un dato oggettivo e non più contestabile il fatto che all’azzardo si accompagnano danni economici/sociali importanti (malattie: lo è diventata ufficialmente da molti anni, criminalità: vedi dati su riciclaggio e infiltrazioni mafiose) questo settore va trattato come un settore delicato da contenere. Per cui se per il fumo è vietata la pubblicità, perchè non vietarla per l’azzardo? Se la tassazione sulle sigarette è altissima, perchè su alcuni giochi è quasi inesistente?

      Sul discorso della normativa vigente avrei da ridire. La normativa anti riciclaggio è parecchio carente, non a caso la criminalità organizzata ha trovato uno splendido modo legale per riciclare fiumi di denaro, e per questo non mi stupisco delle critiche enormi alla legge che prevede l’identificazione dei giocatori di slot e il tracciamento elettronico dei pagamenti? Che problemi crea? Forse qualcuno non vuole troppa trasparenza.

      Altro esempio forse ancora più grave sulla disciplina antimafia: tale disciplina impone alle Società che svolgono la propria attività tramite concessioni pubbliche di dichiarare chi è il proprietario finale che possiede almeno più del 2% di tali Società. Questa disciplina non si applica alle Società del gioco d’azzardo perchè le vecchie concessioni, che non prevedevano tale obbligo, sono state rinnovate per altri 9 anni con il vecchio schema.

      Il risultato è che abbiamo dato un settore da 80 miliardi di € all’anno in mano a delle multinazionali che in buona parte dei casi sono controllate da Società in paradisi fiscali con i proprietari ignoti. In sostanza, non sappiamo nomi e cognomi di chi in Italia gestisce il gioco d’azzardo.

      Questa è legalità? Questa è trasparenza? E’ prevenzione contro il riciclaggio e le infiltrazioni mafiose? E’ un caso che tutti i tentativi legislativi per modificare questo schema e renderlo più trasparente siano stai sabotati e fortemente combattuti?

      Vogliamo parlare anche dei dirigenti dei monopoli che vengono assunti dalle multinazionali dell’azzardo e dirigenti delle multinazionali che vengono assunti dai monopoli?

      E’ un caso che il sottosegretario Giorgetti, l’uomo del gioco d’azzardo nel parlamento, dopo aver promesso le dimissioni abbia avuto un’offerta per diventare dirigente in Lottomatica?

      Questo è un settore molto più opaco e torbido di quanto si immagini. é legale perchè lo auitorizza lo stato, ma l’illegalità ci sguazza dentro alla grande.

      E comunque c’è anche un altro discorso: lo Stato ha trovato il modo di fare soldi facili. Quando uno stato non ha la fantasia di trovare altre vie per rimpinguare le casse se non quello di proseguire su settori che creano disagi sociali non è mai una buona situazione.

      Mi fermo sennò diventa lungo il post. Come vedi non c’è pregiudizio ideologico, ma una serie di fatti e circostanze che da cittadino non mi lasciano tranquillo.

      Gabriele.