Perchè la finanza etica?

Il sistema finanziario che ci ha portato al collasso sta continuando a fare trading speculativo con i nostri soldi. E’ arrivato il momento di muoverci e fare dei gesti significativi.

Di Andrea Baranes*

Nel dopoguerra la dimensione della finanza negli USA era pari a circa il 15% del PIL. Nel 1975 era ancora il 17%. Alla fine degli anni ’80 si era arrivati al 35%, dieci anni dopo al 150%. Nel 2006, alla vigilia dello scoppio della bolla dei mutui subprime, la finanza aveva superato il 350% del PIL statunitense. I soldi che circolavano nella sola Borsa di New York erano oltre tre volte e mezza la ricchezza prodotta in un anno dall’economia a stelle e strisce.

Oggi una singola banca privata detiene derivati, gli strumenti principe della speculazione finanziaria, per un controvalore di circa 78.000 miliardi di dollari, una cifra superiore al PIL dell’intero pianeta. Tramite tali strumenti è possibile persino scommettere sui prezzi del cibo, andando di fatto a guadagnare sulla fame dei più poveri.

Sono sono alcuni esempi per illustrare come la finanza abbia totalmente perso di vista il proprio ruolo di strumento al servizio dell’economia e della società per trasformarsi in un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. Un sistema responsabile dell’attuale crisi, il cui costo è però scaricato sui cittadini e sulle fasce più deboli della popolazione, in termini di maggiore disoccupazione, perdita di diritti dati per acquisiti, piani di austerità che vanno a colpire la spesa sociale e i servizi essenziali.

Al di là dei disastri provocati, parliamo di un settore che ha raggiunto una dimensione pari a decine di volte l’economia reale, mentre fasce sempre più ampie della popolazione sono escluse dai servizi finanziari e dall’accesso al credito. In altre parole un sistema incredibilmente inefficiente, in quanto necessità di enormi risorse per portare a termine il proprio compito, e altrettante inefficace, in quanto non riesce nemmeno a realizzare tale compito in maniera accettabile.

Per questo è necessario un radicale cambiamento di rotta, agendo secondo due direzioni. Da un lato introdurre regole e vincoli per chiudere una volta per tutte questo gigantesco casinò: una tassa sulle transazioni finanziarie, dei limiti all’utilizzo dei derivati, una seria lotta contro i paradisi fiscali e via discorrendo. In ognuno di questi ambiti sappiamo cosa andrebbe fatto. Le difficoltà non sono tanto di natura tecnica quanto nella volontà politica di agire per controllare, e non per compiacere, i mercati finanziari.

Dall’altro lato occorre impegnarsi dal basso. Quanti di noi presterebbero i propri soldi a chi volesse giocarseli al casinò o investirli in un traffico di mine antiuomo? Eppure quanti di noi domandano alla propria banca, fondo pensione o gestore finanziario che utilizzo ne viene fatto? I nostri risparmi vanno a finanziare l’economia del nostro territorio o finiscono in qualche paradiso fiscale? Servono a sostenere l’agricoltura biologica o produzioni inquinanti? In altre parole, quanto oltre che vittime dell’attuale sistema ne diventiamo complici inconsapevoli?

La finanza etica offre una soluzione concreta per migliaia di persone. Una soluzione fondata sulla massima trasparenza e partecipazione e sulla valutazione di tutti gli impatti non economici delle azioni economiche. Un contributo perché la finanza può e deve essere parte della soluzione e non, come avviene oggi, uno se non il principale problema.

Per conoscere la finanza etica, e capire cosa ognuna o ognuno di noi potrebbe fare da una parte per sottrarre risorse alla speculazione finanziaria e dall’altra per indirizzarle verso l’economia sociale e la sostenibilità ambientale, l’appuntamento è per il prossimo 6 febbraio a Roma al Nuovo Cinema Palazzo, a Piazza dei Sanniti 9/a. Il primo di diversi incontri organizzati con EconomiaFelicità per discutere e soprattutto per impegnarci in prima persona. E per cambiare le cose.

 

*Presidente della Fondazione Culturale Banca Etica