Rivoluzioniamo il settore alimentare con i Cash mob etici

 Rivoluzionare il settore alimentare: perché la Grande Distribuzione contribuisce al gioco al ribasso dei prodotti in termini di qualità socio/ambientale, di diversità e concorrenza? COME POSSIAMO CAMBIARE TUTTO QUESTO?

Bella inchiesta sulla rivista “Altroconsumo” di questo Febbraio 2014.

Il mensile della più grande associazione italiana consumatori si domanda infatti: “Qual è la politica etica del tuo supermercato? Come avviene l’approvvigionamento dei prodotti freschi (ortofrutta, pesce, carne, pane, formaggi, salumi..) e dei prodotti della stessa catena di supermercati (prodotti a marchio coop, conad, carrefour, auchan..)

Cosa c’è dietro le incredibili offerte spesso praticate proprio su questi prodotti?”.

In tutte le grandi catene di supermercati (la Grande Distribuzione Organizzata che chiamerò d’ora in avanti GDO) accanto ai prodotti a marchio “tradizionale” (coca-cola, barilla, kinder..), che arrivano sugli scaffali direttamente dalle grandi industrie produttrici, si trovano ormai da molti anni (e la loro “quota di mercato” è in perenne crescita) anche i prodotti che riportano il marchio della catena commerciale cui appartiene il supermercato stesso. Questi prodotti, così come quasi tutti quelli freschi, arrivano nei grandi supermercati grazie ad un approvvigionamento gestito dai vertici delle (poche) grandi catene nei confronti delle migliaia e migliaia di piccoli e medi fornitori (contadini, allevatori, fornai) della “zona” del supermercato (per alcuni prodotti la regione, per altri 3-4 regioni di riferimento, per altri ancora l’intera penisola).

Il problema da cui parte l’inchiesta è quello del circolo vizioso innescato dalla corsa delle catene della GDO ad offrire questi prodotti al prezzo più basso (super-ultra-mega-imperdibile offerta) per attirare i clienti (noi). Per avere prezzi bassi la GDO (in posizione semi-monopolistica sul mercato italiano) “strozza” i suoi piccoli e medi fornitori che a loro volta non possono far altro che ridurre i salari dei loro lavoratori (chi si può lamentare di fronte all’alternativa di perdere clienti FONDAMENTALI come le catene della GDO?) non prima certamente di aver ridotto al minimo la qualità degli ingredienti dei prodotti e spesso addirittura ben al di sotto del minimo tollerabile le loro “politiche ambientali”.

“Nel lungo termine” si legge nell’articolo “queste politiche si ripercuotono su tutti i consumatori che avranno prodotti di qualità inferiore, condizioni di lavoro sempre peggiori nel loro territorio (e quindi per loro stessi e/o i loro familiari, amici.. ndr) e sempre minor rispetto per il loro ambiente (i loro, cioè nostri, mari, laghi, fiumi, prati..ndr).”

“Questo circolo vizioso rende le politiche commerciali della GDO poco sostenibili” chiosa la rivista, che ricorda come invece un’altra inchiesta condotta pochi anni fa in 7 paesi europei (tra cui l’Italia) aveva evidenziato che “LA MAGGIOR PARTE DEI CONSUMATORI CONCORDA CHE I SUPERMERCATI DOVREBBERO PAGARE AI LORO FORNITORI IL GIUSTO PREZZO PER GARANTIRE UN SALARIO DIGNITOSO AI LORO DIPENDENTI, ANCHE SE QUESTO SIGNIFICASSE DOVER PAGARE PREZZI PIU’ ALTI PER I PRODOTTI” (!!!)

L’inchiesta vera e propria si concentra poi sulle 6 catene di supermercati con il maggior fatturato in Italia (da sole vendono più del 50% di tutto il cibo consumato in Italia!!) stilando una classifica di “sostenibilità” delle loro politiche commerciali basata sull’esistenza o meno di concreti e verificati interventi da parte loro per ridurre l’impatto sociale del suddetto circolo vizioso socio-economico (report dettagliati sulla “responsabilità sociale”, monitoraggio dimostrabile della filiera dei prodotti, “codici di condotta” con i fornitori supportati da reali contratti di fornitura stipulati). Solo “Coop Italia” risulta ad “Altroconsumo” (ma non ad altre fonti, ndr) tener fede realmente agli impegni “etici” da essa stessa dichiarati nelle sue risposte al questionario pre-inchiesta mandato dalla rivista alle 6 catene analizzate. Impegni etici comunque non meritevoli di particolarissime lodi nemmeno secondo la rivista stessa visto che alla fine l’inchiesta assegna a Coop Italia il voto di 68/100 esimi (ben al di sotto del voto di maturità di quasi tutti gli studenti italiani!). Tutte le altre catene non hanno superato la prova dei fatti rispetto agli impegni etici dichiarati nel questionario e, quel che è peggio, adottano politiche commerciali ben lontane da una “sufficiente” sostenibilità eco(&)nomica – sociale: Auchan 46/100, Carrefour 40/100, LIDL 39/100, Conad 31/100, Esselunga 20/100).

Interessante ed importante è poi la scelta di “Altroconsumo” di non fermarsi all’inchiesta ma di mettere anche in evidenza l’orribile meccanismo della GDO in Italia (e non credo proprio possa essere molto diverso in altri paesi ad alta industrializzazione) che vede centinaia di migliaia di fornitori “costretti” a vendere a soli 6-8 intermediari (le catene in posizione dominante sul mercato) per poter arrivare ai consumatori naturali (le 20 milioni di famiglie italiane) che ormai acquistano solo al mercatosuper (meglio se iper) e sempre meno al mercatoebasta o all’alimentari sotto casa.

E’ anche e soprattutto questo incredibile “imbuto” della GDO (determinato dalle nostre abitudini di acquisto) che costringe i produttori a peggiorare (sotto tutti gli aspetti) l’eticità delle loro produzioni (se non rientrano nei costi che servono alla GDO chiudono in un mese poiché non hanno validi canali di vendita alternativi) e che porta prodotti qualitativamente pessimi (spesso) e dannosi sul piano eco-sociale (sempre), sulle tavole degli italiani.  Tutto ciò, come detto e scritto, nel lungo periodo va a discapito di tutti (tranne che dei proprietari e degli alti dirigenti delle catene della GDO).

Ora: il lungo periodo è ampiamente passato (la GDO è dominante da 20-30 anni ormai), vogliamo provare ad interrompere questo gioco poco divertente? Vogliamo provare a ricostruire una normale filiera produttore – distributore (eventuale) – consumatore? Quando troviamo un prodotto in offerta ad un prezzo bassissimo vogliamo chiederci cosa c’è dietro? TUTTO DIPENDE DALLE NOSTRE SCELTE DI ACQUISTO!!

Partecipate e/o organizzate i prossimi cash-mob etici (e date un’occhiata a www.retegas.org)!