Too big to fail or too big to ignore?

Mentre BCE lancia ultimatum a MPS per rientrare delle sofferenze, FMI evidenzia l’instabilità di altre grandi banche europee, specialmente di Deutsche Bank.

Se volete un riassunto delle puntate precedenti su crediti deteriorati ed MPS:

  • http://www.economiafelicita.it/blog/bank-mob/
  • http://www.economiafelicita.it/blog/widiba-di-mps-cosa-ha-la-social-bank-di-sociale/

Mentre MPS riceve da parte della BCE un ultimatum per la ricerca di un piano triennale risolutivo volto alla riduzione dei crediti deteriorati (NPL), in special modo delle sofferenze bancarie detenute dall’istituto per almeno 10 miliardi di euro, nel mercato europeo si cerca di smuovere e far venire a galla altre falle nel sistema articolato e reticolare qual è quello bancario. Mps intanto ha risposto positivamente alla richiesta da parte della BCE e ha stipulato accordi con Atlante 2 che acquisterà buona parte dei 10 mld di cui deve rientrare entro il 2018.

Ma Atlante 2 chi è? Nasce da una costola di Atlante, un fondo sistema gestito dalla Quaestio (SGR) di Alessandro Penati, partecipato dalle banche a favore delle banche, infatti è nato per sgravare le banche dai crediti deteriorati (npl) che zavorrano i bilanci, che avendo già utilizzato quasi 2,5 dei suoi 4,25 miliardi di dotazione iniziali per coprire gli aumenti di capitale della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, rimane con soli 2 mld… decisamente insufficienti a coprire gli npl di MPS.

E quindi? Quindi si costituisce Atlante 2.  Il problema è che dovrebbe, come abbiamo detto, avere a disposizione 10 mld per comprare questi crediti, ma attualmente ne sono garantiti soltanto:

  • 2 mld dal vecchio fondo Atlante;
  • 500 mln da Cassa Depositi e prestiti;
  • 500 mln dalla Sga (Società di Gestione Armonizzata del Banco di Napoli);

e gli altri 7? Unicredit e Intesa San Paolo che hanno partecipato al fondo Atlante con 800 mln l’uno, ora  non si sono detti disponibili a versare altro; altri istituti esteri sui quali si faceva affidamento sono venuti meno; e come se non bastasse le assicurazioni che al primo turno avevano partecipato ora non sono più disposte a farlo… diciamo che l’ultima spiaggia sono fondi pensione e casse previdenziali private.

Risulta poco chiaro però il motivo per cui società e fondi che hanno partecipato ad Atlante o che si erano detti disposti a partecipare, ora fanno un passo indietro. Sicuramente un motivo è l’incapacità di partecipare nuovamente, o comunque in egual misura se non maggiore, ad un progetto simile. Poi c’è sicuramente la variabile rendimento del fondo molto incerta: i pacchetti dei crediti deteriorati saranno sicuramente più costosi perchè vicini alla valutazione di bilancio piuttosto che a quella di mercato (visto il fine del fondo), e quindi rischiano di non avere molto successo date le condizioni attuali del sistema bancario e dei soggetti coinvolti. Stanno già deprezzando il suddetto valore di bilancio delle sofferenze da 200 mld a 85 mld, valutazione che comunque viene vista come generosa. Detto ciò occorre considerare che le sofferenze, che costituiscono parte integrante dei crediti deteriorati, una volta (s)vendute genereranno all’interno dei bilanci delle banche dei buchi dal valore di decine di miliardi di euro. Da qui la necessità del fondo di pagare ad un prezzo maggiore a quello di mercato le sofferenze, ma questo provoca un allontanamento dei possibili investitori, e quindi riporta alla necessità di trovare un modo per attirare nuovi investitori per costituire il fondo e così via, innescando un circolo vizioso. Ma l’unica soluzione individuata è proprio quella di stabilire un prezzo che sia una via di mezzo tra i valori di bilancio (più alti) e i valori di mercato (più bassi), in modo tale che le banche svalutino poco e il fondo renda, anche se ad un tasso minore. In tutto ciò pare che la fortunata JP Morgan si accaparrerà la cartolarizzazione degli npl di Mps, in modo tale da applicare una sorta di garanzia pubblica e lasciare a JP Morgan la gestione della cessione dei titoli stessi.

Il passo successivo sarà procedere ad una ricapitalizzazione di Mps.

Un’altra considerazione da fare è quella relativa al gioco in Borsa di Mps, che vede la quotazione prima scendere a picco e poi aumentare, destando sospetti. Le spiegazioni date per questo fenomeno pare che risiedano nel fatto che il mercato sembra scommettere sull’accelerazione nelle trattative con il fondo Atlante che dovrebbe sollevare dalle spalle di Mps buona parte delle sofferenze; poi si prevede il fantomatico aumento di capitale garantito dai soci, e dal Tesoro, e con tanto di lascia passare dalla Ue per evitare che, stranamente, vengano coinvolti i risparmiatori. E infine la combo, nuovo cda e fusione con Ubi banca, sembra dare tranquillità nei confronti di Mps, anche se per la fusione i dubbi restano tanti dato che Ubi Banca continua a smentire la realizzazione di questo progetto.

Ma fuori da tutto ciò, leggendo le notizie sia on-line che off-line, pare che la prossima crisi avrà come epicentro l’Italia e, udite udite, questo a causa di Mps che trascinerà con se le sue sorelle tipo effetto domino.

Il nostro governo è magari intervenuto in modo non propriamente efficace, continua a tentare di salvare il salvabile, piuttosto che rivoluzionare il tutto e scardinare questa struttura marcia fin dalle fondamenta. Tanto risolta una crisi oggi, ce ne sarà un’altra a breve, perché la crisi che fronteggiamo è soltanto la punta di un iceberg, che riuscirebbe a tirare giù pure 50 titanic! Infatti prima ci sono state le fantastiche 4,  poi vari scandali tra le big italiane, poi è stato scelto come capro espiatorio Mps. Non stiamo parlando di uno stinco di santo di banca, ma è possibile che sia l’unica vera responsabile di un’ipotetica futura crisi? E soprattutto, facendo parte e interagendo in un contesto grande e controllato come l’Unione Europea, come  ha fatto a crogiolarsi in questo stato per tanto tempo uscendo solo d’un tratto la mostruosa entità del problema?

Siamo sicuri non ci siano altri soggetti/interessi in ballo?!

Viene fuori Deutsche Bank, pupillo del sistema bancario europeo, insieme a HBSC e Credit Suisse, che in realtà stanno precipitevolissimevolmente cadendo a picco in modo PALESE; non a caso pare che per la FMI la principale causa del futuro dissesto sistemico del sistema finanziario globale sia Deutsche e non Mps. Pare che Deutsche Bank sia nel centro del mirino da più tempo rispetto a Mps, o sarà per l’entità di investimenti o per la fitta rete di relazione che Deutsche ha a differenza di Mps; o semplicemente perché ci ostiniamo a paragonare due istituti con entità ed impatti decisamente diversi, forse perché i media ci infondono questo confronto che non ha ragion d’essere. Infatti per Deutsche possiamo parlare di banca sistemica, ma per Mps tale appellativo non vale. (Da notare nell’immagine 2 le relazioni di Deutsche Bank con gli altri istituti finanziari di notevole importanza e quindi appare inutile far notare il peso che il crollo di una banca di questo livello potrebbe generare, sia per la moltitudine di variazioni che per la capillarità in tutto il territorio mondiale). Questa allerta della Deutsche in realtà non è recente, ma anzi è frutto di un lavoro che va avanti da un pò, almeno dal 2013, anno in cui un articolo ha svelato che gli npl detenuti sono circa di 50.000.000.000.000; qualora gli zeri vi avessero confuso sono 50 mila miliardi di € di crediti deteriorati.

Questo nel 2013. È un valore che equivale a 20,59 volte il pil tedesco. Così, per dare un’idea.

npl deutsche

Immagine 1. Confronto Pil tedesco e NPL (crediti deteriorati) di Deutsche Bank.

gsibs bank

Immagine 2. Fonte: International Monetary Fund 2016, Rischio sistemico relativo alle banche globali di rilevanza sistemica (GSIBs).

Ma allora, arrivati a questo punto, Deutsche Bank, come JP Morgan o Barclays o Unicredit o Bank of China, non dovrebbero mai fallire?

Perché se ogni fallimento innesca un circuito nel sistema dannoso e ad effetto domino, stiamo dicendo che sono intoccabili.

Le alternative che si presentano sono due. La prima è arrendersi al volere degli dei finanziari e continuare ad assecondare questo modello adottando di volta in volta manovre per soddisfare le necessità del momento, frutto della loro stessa cattiva gestione. Questa alternativa genera inefficienze sotto più punti di vista: primo vengono coinvolti i risparmiatori, talvolta realmente ignari dei rischi, altre volte un po’ meno “ingenui”; secondo vengono coinvolti istituti, come Banca Etica, che hanno pieno rispetto dei loro risparmiatori, che sono attenti all’impatto socio – economico – ambientale delle loro scelte, che “rischiano” prestando a coloro i quali vengono definiti “non bancabili”, e nonostante ciò si ritrovano con tassi di sofferenza che si aggirano al 2-3%, ma sono costretti a partecipare ai fondi di salvataggio per salvare istituti con tassi di sofferenza del 13-14% che non si preoccupano se perseguire i loro profitti significa creare danni permanenti e sistemici, che non hanno minimamente pensato alle conseguenze delle loro scelte strategiche, perché tanto sono convinti che qualcuno li salvi.

La seconda alternativa prevede lo stravolgimento dell’intero sistema dal basso, cercando di dare una nuova forma e identificare nuove priorità per generare un miglioramento ed efficientamento collettivo. Si potrebbe, ad esempio, fare qualche passo avanti approvando la divisone tra banca commerciale e banca d’investimento, oppure per limitare la speculazione e stimolare il cambio di rotta del focus degli istituti si potrebbe approvare una tassa sulle transazioni finanziarie; o ancora responsabilizzare coloro i quali prendono determinate scelte e ricoprono determinati ruoli all’interno dell’istituto per evitare che pensino ad un guadagno di comfort piuttosto che alla sostenibilità del sistema stesso.

Per ora siamo con il fiato sospeso, ancora per qualche giorno… aspettiamo giusto il 29 che escono i risultati degli stress test.

Cinzia Teora