#TTIPiace?

L’accordo di libero scambio tra Europa e USA si cela dietro un velo di segretezza e non si parla dei rischi. Che cosa ci aspetta? 

La Commissione Europea, in carico della trattativa, e il Governo degli Stati Uniti stanno da mesi cercando di convergere sul Partenariato transatlantico  su  commercio  ed  investimenti (TTIP per gli addetti ai lavori) ovvero l’accordo trans-atlantico di Libero Scambio tra Europa e USA. Il Governo italiano poco si espone sui contenuti di tale accordo così come gli altri Stati Europei mentre Barack Obama accelera, come ha ben dimostrato nella sua ultima visita europea. In gioco ci sono gli equilibri economico-politici europei, se non globali, le preoccupazioni legate alla perdita di sovranità legislativa dei singoli stati UE e la battaglia di studi fra centri di ricerca pro e contro. Quel che è certo è che se il Governo italiano, non eletto, firmerà l’accordo senza specificare in modo chiaro i contenuti ai cittadini, dovremo temere serie limitazioni alla libertà del nostro parlamento di legiferare su temi di Salute,  Ambiente e Economia senza incorrere in sanzioni, o in ricorsi all’ICSID da parte delle aziende statunitensi.

Facciamo ordine.

Il TTIP
Per citare la pagina sul sito della Commissione Europea:

E’ un accordo di libero scambio volto a ridurre o a eliminare le barriere commerciali (dazi, normative NON NECESSARIE, restrizioni sugli investimenti, ecc.) in un ampio spettro di settori economici affinché risulti più semplice ed efficace commerciare beni e servizi fra Europa e USA. Le parti intendono inoltre facilitare gli investimenti delle aziende e compagnie dei singoli stati nei territori della controparte.

Più che le barriere doganali (i dazi sono già bassi, nell’ordine del 3-4%), tuttavia, il TTIP si impegna ad abbattere barriere per lo più normative (da leggi ambientali alla protezione del copyright).

GLI EFFETTI
Secondo il documento di valutazione economica del Centre for Economic Policy Research di Londra, incaricato dalla commissione europea, l’accordo, in uno scenario di piena liberalizzazione dei mercati europei nei settori cardine, porterebbe a un aumento del PIL di circa lo 0,5% (nello scenario più ambizioso) e un aumento delle esportazioni di prodotti e servizi verso gli Stati Uniti di più del 27% (ma un aumento delle importazioni dagli USA del 38%, dato meno sbandierato del primo).

Latitano tuttavia nei documenti ufficiali studi relativi all’impatto del TTIP sul welfare a lungo termine dei paesi firmatari: che tipo di barriere legislative NON NECESSARIE saranno abbattute? Quali compromessi normativi dovremo accettare? A quali controlli di qualità sui prodotti dovremo rinunciare? In poche parole:

Il gioco vale la candela?

I RISCHI
Il rischio principale in generale è di vederci impossibilitati a difendere i nostri prodotti di qualità, il nostro retaggio culturale e il nostro territorio. Il TTIP, come altri accordi commerciali esistenti, infatti, limiterebbe già alla fonte gli iter legislativi peculiari dei singoli stati volti a proteggere l’ambiente, la salute e i diritti dei cittadini. In più le aziende americane potranno citare, in base allo stesso TTIP, di fronte al Tribunale di Arbitrato internazionale per le controversie sugli investimenti (ICSID), gli Stati nei quali hanno investito qualora ritenessero che essi abbiano agito contro i loro interessi. Si moltiplicano i casi di giudizi di fronte a questo organismo della Banca Mondiale che nacque inizialmente per risarcire imprenditori che perdevano le proprie aziende a causa di espropriazioni. Negli ultimi 15 anni tuttavia il termine espropriazione è stato arricchito di nuovi significati. Ad oggi se uno stato adotta una legislazione, ad esempio ambientale, più ristretta può essere citato da compagnie straniere che ne vengono influenzate per miliardi di euro (ultimo di molti casi eclatanti quello di Vattenfall, gestore di impianti nucleari, contro la Germania per 1,7 miliardi di euro).

Qualche dibattito in Europa lo si è aperto (qui ad esempio il video di una discussione sulle conseguenze ambientali del TTIP), ma la politica, almeno in Italia, è assente.
Ci proponiamo di segnalarvi alcuni punti importanti su cui invece gradiremmo avere risposte dalle istituzioni.

 

Informazioni sui prodotti
Discussioni su leggi restrittive che impongano di presentare dove è stato prodotto un bene, come lo si è fatto, con quali materie prime, ne sono state fatte fino a stancarci. Purtroppo in Europa il nostro Made in Italy non è stato difeso come si dovrebbe (facciamo voto a Santi di tutta Europa, Grecia inclusa, affinché le prossime elezioni ci regalino una rappresentanza decente!). Il rischio tuttavia è che la situazione peggiori e che le informazioni sui prodotti vengano ulteriormente limitate, con buona pace del Consumo Critico; vista la legislazione americana in materia, c’è da preoccuparsi.

 

Agricoltura
E’ in atto una guerra silenziosa tra America e resto del mondo sulle sementi OGM. E’ una battaglia che l’Europa, o almeno quella continentale (in particolare Francia, Spagna e Italia), non era disposta a perdere. Tuttavia ben si conoscono le penetrazioni nelle istituzioni USA di colossi come la Monsanto, che detiene buonissima parte dei brevetti sulle sementi (sì avete capito bene, brevetti sui semi) OGM, e che preme per una liberalizzazione in tal senso. Di fatto, sono ormai provati i danni e le sopraffazioni delle multinazionali sia sui territori intensivamente coltivati con OGM (distruzione della rotazione, impoverimento del terreno o avvelenamento dello stesso, distruzione della biodiversità sia di sementi che di specie fondamentali all’equilibrio degli ecosistemi come la lenta scomparsa delle api ) sia sugli agricoltori. Siamo estremamente preoccupati sui risultati della tregua in questa guerra di cui il TTIP rappresenterebbe un trattato di pace.

 

Energia
Non è un segreto che le leggi ambientali americane siano ben più permissive in termini di perforazioni, specialmente da quando il gas da Argille, o shale gas (estratto con la tecnica del fracking) si sta imponendo nel mondo dell’energia come l’unica alternativa efficace all’approvvigionamento energetico. Nel mentre in America si parla di estrarre metano bruciando direttamente nel sottosuolo giacimenti di carbone (Undergroound Coal Gasification) altrimenti irraggiungibili con tecniche di perforazione tradizionale (perché troppo costose). Obama è venuto da Renzi promettendo shale gas per tutti a scapito del gas naturale che importiamo dalla Russia, ma non siamo affatto certi che tali tecniche siano sicure per il nostro territorio (vedere le ultime vicende sul terremoto in Emilia). Oltretutto le pressioni americane, cui noi italiani storicamente ci prostriamo con perverso piacere, su questo tipo di investimenti mal si accostano ai discorsi di indipendenza energetica e di sviluppo delle rinnovabili con cui gran parte delle forze politiche amano riempirsi la bocca.

Finanza
Pensavate che non ci fosse stavolta dentro? INGENUI. I servizi finanziari sono parte integrante e fondamentale degli accordi di libero scambio e la deregolamentazione degli investimenti uno dei punti di discussione. E’ fondamentale capire quale influenza il TTIP potrà avere sui tavoli di trattativa europei per la regolamentazione del mercato dei derivati, per la tassa sulle transazioni finanziarie e per le regole sulla nuova unione bancaria.

Il trattato in generale abbraccia talmente tanti settori che in questo articolo è impossibile riassumerli tutti, tuttavia questi vogliono essere uno spunto per approfondire il TTIP in futuro insieme, come facciamo sempre.

 

A CHE PUNTO SIAMO?
L’OFSE, un centro di ricerche economiche austriaco, ha posto invece moltissimi dubbi sull’efficacia e i vantaggi dell’accordo per gli Stati Europei. In particolare discuterebbe gli effetti positivi sui PIL degli stati europei presentati dallo studio londinese, visti i possibili rischi per gli Stati di dover mettere toppe a maggiori danni provocati dalle aziende grazie a normative più morbide, cui aggiungerebbe perdite ingenti per l’abbassamento dei già ridotti dazi doganali.
A metà maggio un nuovo incontro in Virginia fra le due parti. Aspettiamo di capire se saremo edotti dei risultati.

 

CONCLUSIONI
La nostra impressione è che non si stiano tenendo in considerazione né quantificando economicamente i contro di tali accordi, poiché non conosciamo i termini dell’abbattimento delle barriere. Già l’Unione Europea, come abbiamo visto in un nostro articolo, ha commesso un gravissimo errore valutando l’impatto sociale delle politiche di austerity solo 5 anni dopo che queste sono state adottate! Come possiamo quindi aspettare la firma del TTIP per analizzarne le possibili conseguenze?

In particolare per l’Italia i vantaggi di esportazione favorirebbero per massima parte poche aziende esportatrici: delle 210.000 totali le prime dieci detengono circa il 72% del valore delle esportazioni. Di nuovo ci andiamo a chiedere, visto l’apporto enorme delle Piccole medie imprese non solo al PIL ma alla vita socio-economica del paese, quanto valga la pena stilare un accordo con enormi rischi e con vantaggi poco distribuiti.

Inoltre la segretezza dei termini del TTIP sono inaccettabili, viste le conseguenze (positive o negative che siano) che ricadranno sulla cittadinanza.

Pretendiamo che il governo sia chiaro e ci sia un dibattito interno aperto sul TTIP e sui termini dell’accordo. Chiedetelo anche voi!
@Renzi #TTIPiace? http://goo.gl/nUX1IZ