Economia della felicità

Il rapporto tra i processi economici e la felicità delle persone.

L'economia misura quanto produciamo, consumiamo e guadagniamo. La felicità riguarda come viviamo. Il legame tra le due cose è meno scontato di quanto sembri, ed è il campo di studio dell'economia della felicità.

Il paradosso di Easterlin

Nel 1974 l'economista Richard Easterlin notò un fatto curioso. All'interno di un Paese, in un dato momento, chi ha un reddito più alto si dichiara in media più soddisfatto della propria vita. Ma nel tempo, quando il reddito medio di un Paese cresce, la felicità media non cresce allo stesso ritmo. Da allora il dibattito su questo «paradosso» non si è mai fermato: conta il reddito in sé, o il confronto con gli altri? E quanto contano relazioni, salute, tempo libero?

Oltre il PIL

Il prodotto interno lordo misura il valore di ciò che un'economia produce, non il benessere di chi ci vive. Nel 2009 la commissione guidata da Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi raccomandò di affiancargli indicatori sulla qualità della vita, sulla distribuzione del reddito e sulla sostenibilità.

In Italia questa strada ha preso il nome di BES, Benessere equo e sostenibile: un insieme di indicatori elaborato da ISTAT e CNEL, pubblicato ogni anno dal 2013, che guarda a salute, istruzione, lavoro, relazioni sociali, ambiente e sicurezza. Dal 2016 alcuni di questi indicatori entrano anche nei documenti di programmazione economica del governo.

La pubblica felicità

L'idea che l'economia debba servire la felicità delle persone ha radici italiane. Nel Settecento Ludovico Antonio Muratori scriveva della «pubblica felicità», e a Napoli Antonio Genovesi, titolare dal 1754 della prima cattedra di economia in Europa, poneva al centro dell'economia civile la fiducia, la reciprocità e il bene comune.

Misurare la felicità

Dal 2012 il World Happiness Report confronta ogni anno la soddisfazione di vita nei Paesi del mondo, chiedendo alle persone di collocare la propria vita su una scala da zero a dieci. Reddito, salute, sostegno sociale, libertà di scelta, generosità e fiducia nelle istituzioni spiegano gran parte delle differenze tra un Paese e l'altro.

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